Editoriale :
È finita la sessione.
Chi ha da poco
iniziato la carriera tra i chiostri ha
avuto la prima opportunità di verificare
l’effettiva corrispondenza tra
la strada scelta in estate e le proprie
aspettative. Chi sta concludendo il
proprio iter accademico ha affrontato
gli ultimi esami, magari nel difficile
tentativo di conciliare l’irresistibile
bisogno di crediti con il desiderio
di approfondire quello che
studia. A tutti, comunque, questa
sessione invernale ha offerto un’occasione
per riprendere in mano le
proprie passioni: non due mesi di
apnea, ma giorni in cui potrebbe
essere emerso qualcosa di bello e di
interessante, nello “stretto rapporto”
con i libri quanto nelle più svariate
esperienze che chiunque può
fare, a partire dalle possibilità
offerte dall’Università stessa. Come
è successo a chi ha deciso di mettersi
in gioco nella permanenza in una
sede universitaria estera o a chi,
sfruttando l’opportunità offerta da
uno stage, ha potuto incontrare
delle persone straordinarie, dal
punto di vista umano e professionale.
Ma anche in un periodo così intenso
sul fronte universitario, non possiamo
comunque permetterci di chiudere
gli occhi di fronte ai fatti che
stanno animando il dibattito, politico
e non, nel nostro Paese.
Stendendo un pietoso velo sugli
strascichi carnevaleschi che il
Governo – ancora una volta ostile
alla Chiesa – ha deciso di offrirci
proprio all’inizio della Quaresima,
risulta sempre più evidente una
tendenza preoccupante: la volontà
di relativizzare ogni cosa, al fine di
strumentalizzarla per interessi di
potere. È successo per la malattia e
la sofferenza di un uomo come
Welby; può toccare alla famiglia,
con il tentativo di introdurre i DICO
e il conseguente svilimento di quello
che è il nucleo di ogni civiltà.
Ma come nello studio, anche di
fronte a così funesti scenari c’è una
possibilità per non soccombere:
testimoniare una bellezza di vita e
un amore alla verità in grado di
rompere i cardini di leggi imposte
dall’alto. È in quest’ottica che
abbiamo deciso di intervistare il
dott. Mario Melazzini, primario di
Oncologia alla Fondazione
Salvatore Maugeri di Pavia e affetto
da Sclerosi Laterale Amiotrofica. La
sua è la testimonianza di un amore
alla vita disarmante, che non può
far altro che spingerci ad affrontare
con la stessa intensità anche tutto
quello che accade in Università. È
da questi maestri che vogliamo
imparare.
La redazione
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